Cassato il rito ambrosiano
Il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, ha proposto, e la Corte ha accettato, una soluzione salomonica, si direbbe “politica”, per concludere la vicenda giudiziaria di David Mills, già condannato per corruzione da parte di Silvio Berlusconi dal tribunale milanese. Non ha voluto prendere in esame le contestazioni nel merito, cioè la corruzione in sé; ma ha proposto di cassare l’incredibile artificio costruito dal rito giudiziario ambrosiano, che aveva postdatato l’atto criminoso in modo da non far scattare la prescrizione, che invece secondo la Cassazione deve essere applicata, facendo così decadere la condanna.
5 AGO 20

Il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, ha proposto, e la Corte ha accettato, una soluzione salomonica, si direbbe “politica”, per concludere la vicenda giudiziaria di David Mills, già condannato per corruzione da parte di Silvio Berlusconi dal tribunale milanese. Non ha voluto prendere in esame le contestazioni nel merito, cioè la corruzione in sé; ma ha proposto di cassare l’incredibile artificio costruito dal rito giudiziario ambrosiano, che aveva postdatato l’atto criminoso in modo da non far scattare la prescrizione, che invece secondo la Cassazione deve essere applicata, facendo così decadere la condanna. A Mills, e quindi a Berlusconi, resterebbe una condanna virtuale: pesante sul piano politico ma inefficace sul piano penale. Al tribunale milanese, una sostanziale censura per aver emesso sentenze che non hanno rispettato la legge, allo scopo di tenere in piedi a tutti i costi un procedimento per reati ormai prescritti.
La campagna che opposizione e giustizialisti continueranno, indipendentemente dalla sentenza, tenderà ad affermare che comunque Berlusconi è colpevole, anche se le cose sul piano giudiziario non stanno affatto così. E’ lo stesso copione recitato con Giulio Andreotti, che continua a essere definito colpevole di reati dei quali è stata constatata la prescrizione, mentre in realtà proprio il riconoscimento dei requisiti che prescrivono un reato impedisce ai magistrati di intervenire sul merito: cioè di stabilire se il reato prescritto, e quindi estinto, è stato davvero commesso e da chi. Sul piano politico questa vicenda continuerà a dividere gli animi, anche se, come era evidente fin dall’inizio, non porterà mai a una condanna definitiva di Berlusconi, che quindi, come ogni cittadino, va considerato innocente. In ogni caso, resta il danno arrecato dalla caparbia volontà della procura e del tribunale milanesi di tenere sotto scacco il sistema politico, pur senza alcuna possibilità di portare fino in fondo l’iniziativa penale.
Ora, per un nuovo assurdo procedurale, nonostante il reato del presunto corrotto sia estinto, quello del presunto corruttore potrà essere perseguito ancora per un anno. Così la procura milanese potrà continuare a imperversare, pur sapendo che in un anno è impossibile che si concluda un procedimento che è ancora fermo al primo grado. Chi lamenta che si facciano leggi ad personam dovrebbe chiedersi anche perchè si fanno processi puramante virtuali solo per tenere aperta una contesa politica.